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Il carattere (piccolo riassunto)
Argomenti vari mARTin Scrivere "Cos'è il carattere...?

Il carattere è l'espressione individuale e nel suo complesso indivisibile, perché non si può "toccare" una componente caratteriale senza modificare anche le altre e quindi trasformare o modificare il tutto. Immaginiamo il carattere come una complessa struttura piramidale fatta di tanti mattoni. Ogni mattone corrisponde ad una dote del cane: temperamento, docilità, vigilanza, aggressività, combattività, curiosità, socialità, possessività. Eseguendo su un cucciolo un test caratteriale precoce è possibile verificare il comportamento sociale del soggetto che, privo di qualsiasi esperienza, può rispondere o meno alle nostre aspettative per quello che è e sarà il suo carattere, il suo comportamento, e quindi finalizzare l'utilizzo (cane da compagnia, cane per scopi sociali, cane da difesa, cane da lavoro). Nel mio lavoro, con la collaborazione di allevatori di cani da utilità, ho potuto testare cuccioli di varie razze da difesa e utilità, constatando che quelli che già a due mesi di vita dimostravano una sorta di aggressività sugli altri fratelli, la possessività per il cibo, ed avevano già un'idea del territorio, quelli quindi che avevano conservato le caratteristiche ataviche del cane selvatico, rivisti e testati successivamente dopo l'età dell'incoscienza (periodo che normalmente decorre dall'ottava/nova settimana di vita ai sei/sette mesi circa), dimostravano di avere problemi di contatto con l'uomo, risultando timidi ed insicuri e con problemi di educazione ed addestramento. Invece gli altri fratelli di cucciolata, risultati "inferiori" nella gerarchia del branco dal punto di vista etologico, rivisti successivamente dimostravano maggiore facilità di contatto con l'uomo, un migliore inserimento nella società umana ed un grado di addestrabilità medio-alto.

In un cucciolo di 60 gg. di età è già possibile tracciare un profilo caratteriale evidenziando le doti naturali più utili alla convivenza con l'uomo ed al suo ambiente, come la socialità, che è la dote essenziale per vivere in un ambiente di uomini, e la docilità che gli permette di accettare l'uomo come capo-branco. Il cucciolo che è più dominante con i fratelli, potrebbe non essere un soggetto con un profilo caratteriale utile all'uomo per divenire suo ausiliario o in ogni caso limitato ad un uso specifico, perché ha conservato maggiormente le caratteristiche comportamentali del cane selvatico. Di fatto comunque le doti più utili all'uomo sono nella maggioranza le più carenti nella media delle razze esaminate.

La dote "principe" delle componenti caratteriali di un cane, la socialità, gli consente di inserirsi nella vita e nella società, quindi di accettare l'uomo ed i suo ambiente in maniera del tutto naturale e sicura, al contrario della socializzazione, che è in realtà un periodo di vita nel quale il cane impara ad inserirsi nel suo gruppo o nella sua specie. Ho buone ragioni di pensare che la socialità è una dote che si è evoluta nel cane selvatico tramite la neotenia (comportamento ludico dei cuccioli manifestato nel cane adulto). A tale proposito, un cucciolo nell'aspetto morfologico tipico dei molossoidi, con muso tondeggiante e muscoli arrotondati, ha un comportamento giocoso ed infantile anche da adulto. Alcuni "esperti" affermano che i molossoidi non hanno freni inibitori nel loro comportamento e che, giocando con un bambino, possono vederlo come una preda che fugge da aggredire. Tutto questo è abbastanza stravagante e fantasioso ma soprattutto senza alcun fondamento scientifico. Altrettanto fantasioso, a mio avviso, è affermare che un Pastore Tedesco è più affidabile di un Rottweiler nella convivenza con i bambini e che un molossoide addestrato alla difesa diventa potenzialmente pericoloso. La pericolosità che un cane può manifestare nei confronti dell'uomo, non mi stancherò mai di ripeterlo, non è legato ad una razza specifica e tanto meno che sia o no un molossoide. Tornando alla socialià, i soggetti che la posseggono ben marcata, vengono facilmente socializzati all'uomo ed al suo ambiente, anche se le loro esperienze di vita possono essere state in qualche modo negative. Normalmente un cane maltrattato ma con una socialità alta/marcata , sarà diffidente solo nei confronti del suo persecutore, ma non diffiderà in senso assoluto degli uomini. La docilità invece è la capacità del cane di accettare volutamente l'uomo come suo naturale superiore, senza alcuna forma coercitiva o costrittiva. Un cane docile si rende sempre disponibile al suo proprietario con un semplice ordine verbale (per esempio un cane da pastore).

La tempra è la capacità del cane di sopportare stimoli esterni di tipo fisico o psichico, comunque spiacevoli e stressanti, senza che ne derivino risvolti negativi sul comportamento del cane a breve o lunga scadenza. Un cane ha tempra quanto più è in grado di non modificare in modo evidente il suo comportamento generale sotto stress e quindi di avere il controllo del sistema nervoso. Purtroppo questa dote è spesso carente nei cani che vivono nella società moderna; sicuramente una delle cause va ricercata nel cambiamento sociale ed ambientale operato dall'uomo. Siamo passati da un'economia prevalentemente agricola, nella quale il cane aveva una collocazione fissa ed un ruolo ben preciso , quale ausiliario in attività naturali come la pastorizia (dove poteva esprimere e manifestare le sue qualità naturali), ad una società industrializzata, nella quale il cane ha perso il suo ruolo primario e mal si adegua a quello di status-symbol, alterando i suoi bioritmi naturali per vivere nelle grandi città moderne, dove le nevrosi non solo hanno colpito l'uomo ma anche il suo più fedele amico. Un altro motivo della carenza di tempra va ricercato nell'allevamento zootecnico. Alcuni allevatori selezionano i cani nell'esagerata ricerca del soggetto più bello e più tipico morfologicamente, dimenticando di puntare invece sulle qualità naturali, che in un soggetto adulto determinano l'equilibrio dello stesso.

Nella mia ricerca ho constatato che l'aggressività è la componente caratteriale più facilmente trasmissibile in un accoppiamento. Quando però questa predomina e viene espressa in maniera incontrollata è sinonimo di un soggetto pessimo, poco equilibrato nei comportamenti espressi con l'uomo. Il suo utilizzo è sconsigliato per scopi sociali. Purtroppo questa dote è in aumento nelle principali razze di cani utili all'uomo. Le cause potrebbero essere in parte dovute all'aspetto commerciale (la richiesta in aumento di cani da guardia e difesa) per cui alcuni allevatori hanno puntato sulla produzione di soggetti con queste caratteristiche caratteriali. Altre cause possono essere attribuite a problemi di carattere neurologico, oppure alimentari od anche ambientali. In un soggetto di buon carattere le qualità naturali devono essere ben distribuite ed equilibrate tra loro, soprattutto nei cani da difesa, ed anche l'aggressività deve essere controllata e presente nella giusta dose.

La conoscenza etologica nel rapporto di valutazione con il cane addomesticato, socializzato ed inserito nella società umana, ha un valore relativo per il miglioramento comportamentale e caratteriale delle razze utili all'uomo. Sarebbe invece importante fare seri studi genetici sulla trasmissibilità di caratteri psichici del cane che deve essere utile all'uomo moderno e stabilire le modalità di trasmissione dei caratteri, le sequenze genetiche ed in particolare le codifiche del comportamento. La mia ricerca mi ha portato inoltre alla consapevolezza che le doti caratteriali ottimali in un cane appartenente alle razze da utilità, viste nell'insieme si eguagliano e non favoriscono una razza piuttosto di un'altra. Difatti i soggetti sottoposti ai test caratteriali per l'identificazione hanno dato le stesse risposte positive, ad eccezione dei particolari dovuti ai comportamenti specifici della razza (memoria di razza). Un cane utile all'uomo, quando è carente di socialità e di tempra accetterà solamente il contatto psico-fisico con l'uomo o con gli uomini che riconosce come padrone o appartenenti alla stessa famiglia (gruppo o branco) e rifiuterà il contatto psico-fisico con persone e cose che non sono di abituale conoscenza (atteggiamento tipico). Questi soggetti hanno conservato apparentemente le caratteristiche ataviche del cane selvatico. Ciò conferma le mie teorie sul fatto che i soggetti con questo profilo caratteriale etologico hanno problemi nel contatto con l'uomo ed il suo ambiente e difficoltà di inserimento.

Un concetto essenziale che coinvolge tutte le razze, in modo particolare quelle da guardia e da difesa, e che ci dà un'idea del valore delle qualità naturali del singolo soggetto, è la così detta "distanza di fuga", intesa come la distanza minima a cui un animale si lascia avvicinare da un nemico visibile o potenziale, senza indietreggiare o eventualmente affrontandolo. Quando questo spazio viene notevolmente ridotto in rapporto a quanta tempra possiede il soggetto, si ha, a partire da una certa distanza critica, un'aggressione difensiva del cane o un attacco basato sull'autodifesa (corner de ratt), con il così detto coraggio della disperazione e della paura. Il riapparire della distanza di fuga e della distanza di difesa in un cane, di qualunque razza esso sia, nel suo contatto con l'uomo, è da ritenersi un ritorno allo stato selvatico (atavismo) ed in alcuni casi segnala nel soggetto un'anomalia comportamentale ed una carenza caratteriale. Al contrario, i soggetti sociali e di buona tempra affrontano persone e condizioni sconosciute in maniera tranquilla o partecipe, se vengono coinvolti dalla reazione dell'uomo o dal territorio (inteso come ambiente).

Parlando di aggressività, questa è da intendersi tale quando è manifestata nei confronti dell'uomo o dei bambini attraverso uno stimolo ben specifico, come ad esempio un atteggiamento minaccioso, provocatorio, di dolore, invasione del territorio, ecc. Oppure, in cani, senza particolari distinzioni di razza (compresi i meticci), che presentano atteggiamenti scarsamente aggressivi verso gli uomini ma molto con i propri simili o altri animali in generale. Per valutarli, bisogna avere la competenza necessaria per stabilire se l'aggressività è congenita oppure se il soggetto la manifesta in seguito ad un trauma psicofisico, considerando anche che alcune razze sono congenitamente più aggressive di altre. I cani iper-aggressivi (aggressività incontrollata) di qualunque razza essi siano, hanno una notevole vigilanza, ma il loro sistema nervoso è labile, per cui mostrano un'eccessiva sensibilità allo sparo e temono i rumori in generale. Sono pertanto definiti poco equilibrati.

Nella mia ricerca sul carattere non viene mai citato il termine coraggio, dote che ritengo impossibile da valutare in un animale e tanto meno in un cane, in quanto il coraggio è la capacità di affrontare un pericolo conoscendo le possibili conseguenze pericolose o mortali. Gli animali però non hanno il concetto del pericolo e della morte in senso umano e le nostre prove caratteriali non sono strutturate in modo da mettere in evidenza il coraggio, perchè ovviamente non si può e non si deve arrivare a livelli alti di pericolosità proprio per l'incolumità del cane. Se l'animale fosse conscio del reale pericolo che deve affrontare, inevitabilmente farebbe prevalere l'istinto di conservazione e di sopravvivenza della specie, che lo indurrebbe ad evitare il pericolo con la fuga. Ciò si rileva anche durante le diverse situazioni di stress psico-fisico che la vita ogni giorno gli presenta, soprattutto in una grande città, dove la vivibilità è condizionata da stimoli di varia natura anche molto fastidiosi come i rumori, l'inquinamento ecc.

Nuovi sviluppi sulla conoscenza del carattere potrebbero concretizzarsi dallo studio delle reazioni fisiologiche che avvengono all'interno dell'organismo. Quando avviene una modificazione nel comportamento psicologico umano od animale provocata da uno stimolo negativo o positivo, all'interno dell'organismo avvengono delle variazioni o delle alterazioni di alcune sostanze chimiche (gli ormoni), che agendo su speciali recettori situati nel cervello, inviano impulsi che provocano reazioni psicologiche e comportamentali, che possono essere di tipo positivo o negativo. Secondo le mie teorie ed in base agli studi da me effettuati sui cani, provocando degli stimoli di varia natura, si possono avere risposte diverse in relazione alle qualità caratteriali che il soggetto possiede geneticamente. Per esempio, alcuni cani della stessa razza, con esperienze simili (fratelli di cucciolata), di fronte allo stesso stimolo hanno dato delle risposte comportamentali diverse: ad un rumore improvviso provocato, ci sono state reazioni di aggressività, di paura, di indifferenza. Nel caso dell'aggressività questa è determinata da sostanze ormonali (adrenalina, noradrenalina, acetilcolina e cortisolo) che arrivano direttamente al cervello provocando comportamenti aggressivi, stati di ansietà, stress.

E' scientificamente dimostrato che tutti i comportamenti psicologici negativi (ansia, aggressività, tensione, stress) sono provocati da queste sostanze organiche e che l'uomo o l'animale sotto stress diventano insicuri. De resto Konrad Lorenz afferma che l'animale predatore, nel momento di afferrare la preda, non è in uno stato di aggressività ma il suo comportamento psicologico è determinato e sicuro in funzione dell'istinto primario di conservazione, ovvero l'istinto predatorio. Diventa aggressivo, e quindi sotto stress , solamente con il proprio con specifico per difendere il territorio, la sua femmina, il suo territorio. Il questo caso il suo istinto può essere di ansietà e di aggressività, proprio per il fatto che non sa e non è sicuro se vincerà il duello. Alcuni studiosi americani hanno scoperto che nell'organismo umano od animale esistono recettori cerebrali che contengono sostanze chimiche che hanno la funzione di antagonisti dei suddetti ormoni, praticamente servono come valvole che regolano il flusso delle sostanze ormonali. Per l'uomo è possibile controllare e/o bloccare l'attività di questi ormoni, tramite la somministrazione di farmaci che agiscono sulle sostanze responsabili dello stato psicologico negativo, con il risultato di correggere gli atteggiamenti sgraditi, senza però avere una guarigione; è possibile in alternativa instaurare una terapia comportamentale che permette all'individuo di assuefarsi alle situazioni negative arrivando a considerarle "normali". Nel caso del cane, il problema reale non è quello di recuperare i soggetti con pessimo carattere, bensì quello di riuscire ad accoppiare animali con buone qualità caratteriali, per ottenere cani utilizzabili come ausiliari dell'uomo a scopi sociali.

Rivista: ARGOS Editore: Sprea Editori

...magari a qualcuno serve... ;-)

Ciao mARTin
"
Postato il Venerdì 27 maggio 2005 alle 10:43:34 di raja

 
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